N. 21 - 12 novembre 2001


Sommario

  1. Lunga vita ai provveditorati
  2. La lettera del ministro: valorizzazione dei docenti sì, ma come?
  3. Esami di maturità: il ministero pensa ad un nuovo disegno di legge
  4. Esami di maturità/2: il problema delle scuole non paritarie
  5. Gli esami in Inghilterra: commissioni tutte esterne
  6. Parità scolastica: ecco i nomi della nuova commissione
  7. Supplenti emiliani: serve l'interpretazione autentica
  8. Fondazione Liberal: un convegno internazionale sull'istruzione nel Duemila

 

1. Lunga vita ai provveditorati

Il ministro Berlinguer ne aveva decretato, fra caldi consensi e forti riserve, la soppressione dopo più di un secolo di onorata attività.
Il ministro De Mauro aveva disposto il rinvio della loro definitiva scomparsa alla fine del 2001.
E il ministro Moratti che fa? Sembra sia intenzionata a protrarne l'esistenza per un altro anno e mezzo ancora. Se l'indiscrezione verrà confermata, i provveditorati agli studi continueranno dunque a vivere, pur essendo già funzionanti gli uffici scolastici regionali che ne hanno assorbito le funzioni (le altre competenze residue sono state decentrate sulle istituzioni scolastiche).
Gli uffici scolastici provinciali dovrebbero pertanto sopravvivere fino al giugno 2003 per realizzare al meglio, a quanto sembra, il passaggio di consegne agli uffici regionali, con particolare riferimento alle competenze in materia contabile e finanziaria. C'è chi avanza il dubbio che il rinvio possa invece nascondere l'intenzione di un loro ripristino vero e proprio, caso mai con qualche diversa funzione di raccordo.
Nel frattempo i nuovi uffici scolastici regionali si stanno assestando per gestire al meglio le complesse e delicate funzioni assegnate.
Spesso con una carenza di risorse umane, strumentali e logistiche: l'annunciato salvataggio dei vecchi provveditorati migliorerà la loro situazione?

 

2. La lettera del ministro: valorizzazione dei docenti sì, ma come?

Con la lettera aperta inviata agli insegnanti e con l'apertura anticipata del forum di proposte sul sito del ministero (www.istruzione.it), il ministro Moratti ha manifestato implicitamente la sua volontà di aprire uno stabile rapporto diretto con la scuola militante, come aveva già fatto intendere con la sua iniziativa di viaggi di ascolto per incontrare il mondo della scuola.
Viaggi di ascolto, lettera aperta, forum di proposta: tre momenti di una precisa volontà che i sindacati di categoria (forse anche per l'attenzione che il ministro sta ponendo nei confronti delle associazioni degli insegnanti) non hanno complessivamente apprezzato, proprio alla vigilia dello sciopero del 12 novembre, come se sentissero messo a rischio il monopolio naturale del rapporto con la categoria.
Nella lettera il ministro più volte si riferisce anche alla valorizzazione degli insegnanti, e in televisione ha parlato di riconoscimento del maggior lavoro prestato e della qualità dei risultati ottenuti. Affermazioni fatte già da altri ministri in passato.
Il problema, ora come allora, è piuttosto sul come valorizzare. Il modo adottato da Berlinguer, si sa, gli costò il posto.
Andando indietro nel tempo, negli anni 50-60 fu utilizzato un sistema di riconoscimento professionale e di valorizzazione attuato come concorso a merito distinto (con prova scritta, simulazione di lezione e titoli) che consentiva a quote di docenti di anticipare il passaggio di classe stipendiale per un triennio con mantenimento permanente del beneficio in carriera. Fu abbandonato negli anni '70.
Il contratto 98-2001, dopo tanti anni di politica di egualitarismo (e di premi e incentivi a pioggia, cioè uguali per tutti e quindi poco significativi), ha tentato la svolta per il riconoscimento e la valorizzazione professionale dell'attività di insegnamento, mediante un premio di 6 milioni annui, riservato al 20% dei docenti selezionati con concorso per prove e titoli. Sappiamo come è finita.

 

3. Esami di maturità: il ministero pensa ad un nuovo disegno di legge

A meno di ripensamenti, a questo punto improbabili, l'esame di maturità si svolgerà nel 2002 con le stesse regole del berlingueriano "esame di Stato conclusivo degli studi secondari" introdotto nel 1999. L'unica differenza riguarda la composizione delle Commissioni esaminatrici, tutte interne alle singole scuole e classi.
Solo il presidente sarà esterno, e dovrà occuparsi di tre commissioni, cioè classi. Saranno così risparmiati oltre 200 miliardi (ecco perché la norma sta nella legge finanziaria). Il rischio che molti paventano è che l'esame venga sostanzialmente svuotato di significato. Perché? Tutte le prove, compresa la temuta "terza prova", saranno sostenute dai candidati di fronte ai propri insegnanti, che certamente non si discosteranno, in sede di valutazione conclusiva, dai giudizi maturati dopo anni di approfondita conoscenza delle capacità dei loro allievi. Tanto valeva sopprimere l'esame, ha sostenuto, tra gli altri, il prof. Antiseri, già membro della Commissione De Mauro per la riforma dei cicli.
L'esame "modello 2002" potrebbe tuttavia restare un "unicum": l'ufficio legislativo del ministero sta lavorando ad un disegno di legge che potrebbe produrre i suoi effetti già nel 2003. Si pensa di ristabilire l'ammissione all'esame (oggi sono ammessi tutti automaticamente), di far predisporre la prima e seconda prova dalle stesse commissioni, e la terza dal ministero (il contrario di ciò che si fa ora), e di rendere facoltativo il colloquio. Ma il carattere autoreferenziale e localistico dell'esame rischierebbe di risultare così addirittura rafforzato. Per bilanciare questa tendenza occorrerebbe che la valutazione della terza prova, e di eventuali (auspicabili) altre prove oggettive, fosse affidata a valutatori esterni.

 

4. Esami di maturità/2: il problema delle scuole non paritarie

La norma sulla composizione delle commissioni d'esame inserita nella finanziaria (tutti interni più il presidente esterno) fa riferimento alle scuole del sistema nazionale di istruzione, che in base alla legge n. 62/2000 è costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private e degli enti locali. C'è tuttavia un certo numero di scuole private che non ha chiesto o non ha ottenuto la parità. I candidati iscritti a queste scuole dovrebbero quindi sostenere l'esame secondo la normativa preesistente, che prevedeva l'abbinamento delle classi con classi di scuole statali, e la formazione di commissioni con metà membri interni e metà esterni, oltre al presidente esterno.
Una complicazione non da poco per il ministero, che sta studiando una soluzione che estenda a queste scuole la disciplina generale sulla composizione delle commissioni. I più che probabili ricorsi dei candidati interessati (circa l'1,5 per cento del totale) avrebbero infatti buone probabilità di essere accolti.

 

5. Gli esami in Inghilterra: commissioni tutte esterne

In tema d'esami diamo un rapido sguardo a quanto accade in Inghilterra, dove si sta completando la ristrutturazione degli organismi (examination boards) che gestiscono gli esami conclusivi degli studi secondari, già avviata da qualche anno. Dopo una serie di operazioni di riorganizzazione, questi corpi professionali indipendenti e specializzati nella valutazione esterna dei risultati dei vari corsi di studio, si sono ridotti a tre. Il più grande è l'AQA (Assessment and Qualifications Alliance); il secondo è l'Edexcel; e il terzo, il più prestigioso, è l'OCR (Oxford Cambridge and RSA Examinations), nato nel 1998 dalla fusione di tre diverse organizzazioni, specializzate negli esami che consentivano l'accesso all'istruzione superiore.
È da notare che questi tre examination boards gestiscono ogni tipo di esame, rilasciando i titoli più qualificati: dagli A e AS levels, richiesti soprattutto da chi intende iscriversi alle università più note, alle qualifiche professionali (NVQ) ai diplomi di tipo tecnico generalista (GNVQ), utili anche ai fini della continuazione degli studi, alla certificazione di particolari competenze e abilità (Key Skills). La tendenza appare quella di rafforzare le commissioni d'esame, composte da esaminatori professionali, e non da commissari interni. Più o meno l'esatto contrario di ciò che si è deciso di fare in Italia, almeno per il 2002.

 

6. Parità scolastica: ecco i nomi della nuova commissione

Il regolamento per le supplenze nelle scuole statali, come è sempre avvenuto anche con le annuali ordinanze sulla materia, prevede che possano essere utilizzati docenti senza abilitazione per supplire gli insegnanti assenti, ovviamente quando non sono disponibili gli abilitati. Il regolamento colloca i non abilitati nell'ultima fascia della graduatoria di istituto.
Il ministero dell'Istruzione ha consentito (vedi TuttoscuolaNEWS n. 20) alle scuole non statali paritarie, in emergenza per mancanza di docenti transitati nei ruoli statali, di procedere analogamente all'impiego di docenti non abilitati per contratti temporanei.
Tanto è bastato a taluni sindacati per attaccare il ministero che avrebbe violato la legge sulla parità a favore delle scuole non statali. Una critica che sembra poco fondata, visto che la stessa regola vale anche per le scuole statali. Una critica che forse nasconde vecchie riserve sulla legge e preoccupazione per l'iniziativa della Moratti di volere affidare ad una commissione l'approfondimento dei problemi per l'applicazione della legge sulla parità tra scuola statale e non statale.
La commissione, coordinata da Mariolina Moioli (consigliere del ministro), è composta da: Gianfranco Garancini (docente Università statale di Milano), don Guglielmo Malizia (pedagogista Università Salesiana), Enzo Meloni (presidente AGeSC), Franco Nembrini (responsabile scuola Compagnia delle Opere), Luisa Ribolzi (docente di Sociologia dell'educazione a Genova), Attilio Oliva (ex responsabile scuola di Confindustria), Pier Giorgio Cataldi (dirigente Istruzione media non statale MIUR), Domenico Croce (dirigente ufficio legislativo MIUR), Mario Dutto (direttore generale ufficio scolastico della Lombardia, ex direttore generale istruzione Media non statale), Nicola Rossi (docente Economia, Università di Roma - Tor Vergata), Maria Paola Tinagli (ispettore MIUR).

 

7. Supplenti emiliani: serve l'interpretazione autentica

La prospettiva di una vantaggiosa retribuzione alla pari per i supplenti emiliano-romagnoli in astensione per maternità o paternità per il momento è rinviata.
In TuttoscuolaNEWS n. 20 avevamo riferito di una nota del direttore generale scolastico dell'Emilia Romagna con la quale si comunicava che il personale di ruolo e non di ruolo aveva diritto allo stesso trattamento economico (100 per cento) in caso di maternità.
Aggiungevamo che a questo punto forse era opportuno che il ministero facesse propria quella interpretazione per uniformare il favorevole trattamento in tutte le regioni italiane.
Il direttore generale dell'ufficio scolastico regionale emiliano-romagnolo, Emanuele Barbieri, ci ha informato con la lettera allegata (vedi Supplenti in Emilia Romagna più tutelati) di aver sospeso la validità della sua nota, avendo riscontrato - "nonostante l'apparente chiarezza dell'art. 11 del CCNL Integrativo 2° biennio economico 2000/2001" (vedi Congedi parentali) - un problema di interpretazione univoca, che sarà sua cura sollecitare a livello nazionale. C'è da augurarsi che il suo intervento produca al più presto il chiarimento necessario. Nell'attesa, non possiamo che dichiararci spiacenti con i supplenti emiliano-romagnoli.

 

8. Fondazione Liberal: un convegno internazionale sull'istruzione nel Duemila

"L'educazione e l'istruzione nel XXI secolo": un tema impegnativo da affrontare per un convegno che comunque accetta la sfida, a Milano, il prossimo aprile: la fondazione Liberal ha infatti deciso di convocare su questo argomento i ministri dell'istruzione dei paesi europei, esponenti del mondo accademico internazionale, della finanza e dell'economia. Milano sarà per 3 giorni, dal 17 al 20 aprile 2002 la capitale europea della cultura. L'appuntamento di Liberal avrà cadenza annuale e affronterà i grandi temi culturali ed economico-sociali. L'ambizione degli organizzatori pare sia quella di avvicinarsi alla fama del Meeting di Rimini di Comunione e Liberazione.


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