N. 20 - 5 novembre 2001


Sommario

  1. Verso il codice deontologico degli insegnanti
  2. Finanziaria 2002: aumenti anche per i docenti elementari
  3. In ruolo gli insegnanti di religione
  4. Presidi incaricati: figli di un dio minore?
  5. Scuola statale e non: quanti alunni per docenti?
  6. Dispersione scolastica: chi era costei…?
  7. Scuola e società: a cosa pensa la Moratti?
  8. Supplenti: in Emilia Romagna più tutelati

 

1. Verso il codice deontologico degli insegnanti

Un presidente effettivo, 17 membri e un presidente onorario, il cardinal Tonini, che fa discutere: la commissione per la definizione di un codice deontologico degli insegnanti italiani è stata varata dal ministro Moratti (vedi elenco completo).
Il cardinal Tonini, uomo di Chiesa di indiscusso prestigio e generale considerazione, non è però gradito a una parte del mondo politico come membro di una commissione statale. Radicali, sinistra ds e comunisti italiani hanno accusato il ministro di compromettere la laicità della scuola pubblica. Diverso il commento dell'ex-ministro Berlinguer, che ha apprezzato il lavoro del cardinale nella commissione dei saggi da cui partì la sua riforma. Il cardinal Tonini dal canto suo ha dichiarato: "non vado a dettare un programma ma ad ascoltare. Stiano tranquilli i radicali, il problema etico lo pongo, non lo impongo".
Entro sei mesi la commissione dovrà presentare proposte su un sistema di diritti e di doveri. D'accordo sull'iniziativa, tra gli altri, la Cgil-Scuola, che ha da tempo approfondito l'argomento sul proprio sito (www.cgilscuola.it), e l'Anp, l'associazione nazionale dei dirigenti scolastici.
Ma cos'é il codice deontologico? Rosario Drago, uno degli esperti della commissione, spiega in "Voci della scuola" che primo dovere per gli insegnanti è adeguare il proprio bagaglio di conoscenze e di competenze. Il docente deve inoltre impegnarsi a determinare il "clima": nei confronti dei colleghi, contribuendo a costruire relazioni feconde; nei confronti degli allievi, facendo emergere i valori della cultura, della giustizia, della tolleranza, del rispetto delle differenze, ma anche il valore del merito. Drago precisa, a scanso di equivoci, che le regole del codice escludono ogni contiguità o collegamento con le dottrine dei partiti, con i contratti sindacali o con i regolamenti amministrativi.

 

2. Finanziaria 2002: aumenti anche per i docenti elementari

Il nostro servizio della scorsa settimana sugli aumenti fino a 700 mila lire nette al mese per il lavoro aggiuntivo - fino a 24 ore settimanali - degli insegnanti delle scuola media e superiore (vedi "TuttoscuolaNEWS" n. 19) ha attirato l'attenzione della stampa nazionale, di emittenti radio-televisive, del ministero stesso e di alcune organizzazioni sindacali.
Si tratta, è bene ricordarlo, del compenso per ore eccedenti il normale orario di cattedra delle 18 ore, compenso che potrebbe derivare da una prestazione volontaria di sei ore settimanali aggiuntive di insegnamento per tutto l'anno, necessarie a coprire i vuoti orari conseguenti alla soppressione degli spezzoni di cattedra.
E per gli insegnanti delle elementari? L'emendamento al comma 4 dell'art. 13 della legge Finanziaria 2002, approntato dopo l'incontro con i sindacati della scuola al ministero dell'Istruzione, sembra estendere la possibilità di arrivare ad un orario di 24 settimanali anche a loro, che hanno un orario standard di 22 ore settimanali.
Il compenso per due possibili ore aggiuntive alla settimana (potrebbe interessare i docenti di lingua straniera, ad esempio) porterebbe un vantaggio un po' più modesto di quello previsto per i colleghi della secondaria, ma non disprezzabile: secondo la nostra nuova elaborazione (vedi l'elaborazione di Tuttoscuola), potrebbe arrivare fino a 150 mila lire nette mensili.

 

3. In ruolo gli insegnanti di religione

Circa 13 mila insegnanti di religione cattolica potrebbero ottenere l'immissione in ruolo già dal prossimo anno. è quanto previsto da un disegno di legge che il ministro Moratti si appresta a presentare al consiglio dei ministri.
Le anticipazioni sul testo prevedono concorsi triennali e, in prima applicazione, immissione in ruolo degli attuali insegnanti di religione cattolica con almeno 4 anni di servizio a orario pieno. Si tratta di un provvedimento richiesto a gran voce dai sindacati, Cisl-Scuola in testa, dopo che nella passata legislatura un disegno di legge analogo era arrivato vicino all'approvazione finale.
In Italia ci sono già due precedenti: le province di Bolzano e di Trento hanno legiferato in materia sfruttando l'autonomia legislativa.
Ampie notizie sulla materia e sui testi di legge delle due province si possono ritrovare nel sito dell'associazione nazionale degli insegnanti di religione (www.anir.it).
I docenti interessati all'immissione in ruolo sono circa diecimila (a orario pieno) nella scuola secondaria e circa tremila nella scuola materna ed elementare, dove però l'insegnamento della religione cattolica è affidato agli insegnanti di classe (salvo loro richiesta di esonero).
Come già avviene attualmente, i docenti di religione cattolica dovranno avere il benestare del vescovo, mancando il quale, se già in ruolo, potranno ottenere il trasferimento a posti di insegnante ordinario.

 

4. Presidi incaricati: figli di un dio minore?

Figli di un dio minore: li ha chiamati proprio così la Cgil-Scuola, riferendosi ai presidi incaricati all'indomani del preaccordo per il contratto della dirigenza scolastica.
Figli di un dio minore, perché quei docenti, a cui da uno o più anni viene affidato l'incarico di presidenza, dovrebbero avere, secondo il sindacato, tutto quello che sul piano retributivo è previsto per i dirigenti, anche se dirigenti non sono, in ragione del fatto di avere svolto funzioni superiori.
Si rivendica non solamente la certezza di una più sostanziosa indennità di direzione su cui pare ci siano ancora divergenze di interpretazione, ma tutti gli aumenti contrattuali riconosciuti ai dirigenti veri e propri.
La richiesta, che a quanto sembra non era prevista all'interno della piattaforma rivendicativa confederale dello scorso anno, è un fatto nuovo e piuttosto sorprendente, a trattativa conclusa, e non si sa se sia condivisa dalle altre organizzazioni confederali trattanti.
La sorpresa sta anche nella novità che una simile tesi sull'equiparazione del trattamento retributivo avrebbe potuto essere sostenuta anche anni fa, quando gli stessi presidi incaricati sostituivano, con stipendio da insegnanti integrato da indennità di direzione, i capi d'istituto. Per la nuova rivendicazione il sindacato sembra pronto anche a impugnare decisioni sfavorevoli agli incaricati.
Va ricordato che per i presidi incaricati da almeno un triennio è riservata una quota di posti (50 per cento) per il primo corso-concorso per dirigenti scolastici di imminente emanazione: forse proprio figli di un dio minore non sono…

 

5. Scuola statale e non: quanti alunni per docenti?

La Finanziaria 2002 ha riproposto la questione dei costi dell'istruzione e della produttività del sistema. Un indicatore dei costi e dei carichi di lavoro é, ad esempio, il rapporto alunni/docenti. Ripercorriamo alcuni dati.
Per quanto riguarda le scuole statali italiane siamo molto al di sotto della media europea: il rapporto alunni/docenti è sceso ulteriormente negli ultimi anni per il calo di popolazione scolastica - dal '97 al 2000 quasi 38 mila alunni in meno - e per il contemporaneo aumento di insegnanti - circa 21 mila docenti in più (vedi "TuttoscuolaNEWS" n. 17). Tuttavia, in Italia vi sono scuole, quelle non statali, che nel medesimo periodo hanno fatto registrare un rapporto medio alunni/docenti di livello quasi europeo: i dati del ministero per il 2000-01 indicano infatti il rapporto complessivo in tutte le scuole statali di 9,3 alunni per docente, mentre nelle non statali il rapporto sale a 12 (media OCSE 13,6).
Un rapporto che si alza ulteriormente se si esclude dal computo delle scuole non statali, quelle a gestione pubblica (comunali), che hanno un rapporto alunni/insegnanti quasi uguale a quello delle statali, come risulta soprattutto nelle scuole materne, (vedi l'elaborazione di Tuttoscuola).
Che è come dire che nelle scuole pubbliche (statali o comunali) il carico di lavoro teoricamente è meno pesante, rispetto a quelle private, e attira di più i docenti. Sarà anche per questo che quest'anno si è verificato l'esodo di oltre 10 mila insegnanti dalle private alle statali? Ognuno si faccia il suo giudizio.
Certamente l'esodo c'é stato e ha messo in ginocchio molti istituti non statali, rimasti, di punto in bianco, all'inizio dell'anno scolastico, privi di docenti di provata esperienza e di buon livello professionale. Si è reso quindi necessario un intervento straordinario del ministero che con circolare prot. 2668 del 29.10 u.s. ha autorizzato i gestori a conferire incarichi a tempo determinato a docenti forniti solamente del prescritto titolo di studio ma privi di abilitazione, come può succedere (oggi virtualmente) anche nelle scuole statali.

 

6. Dispersione scolastica: chi era costei…?

L'accezione del termine "dispersione" non è univoca se applicata alla scuola: la parola può essere impiegata in senso restrittivo oppure in senso estensivo, e nel primo caso il numero degli alunni "dispersi" risulterà assai inferiore. è esattamente ciò che accade con le cifre rilevate dal SISTAN, il servizio di statistica del Ministero dell'Istruzione, che ha diffuso in questi giorni i risultati di un'indagine campionaria realizzata nell'anno scolastico 2000-2001 (www.istruzione.it). Il SISTAN ha considerato dispersi soltanto gli allievi che non hanno mai frequentato la scuola o che hanno smesso di frequentarla in corso d'anno (in pratica si tratta degli "abbandoni").
In tal modo risulta che nell'anno considerato il tasso di dispersione, così intesa, è stato nelle scuole elementari dello 0.07 per cento, nelle scuole medie dello 0.31 per cento e nelle superiori del 2.8 per cento (più l'1.8 per cento di studenti non valutati per altri motivi (salute, assenze ecc.). Stando a queste cifre, insomma, il problema della dispersione sembrerebbe quasi irrilevante per la scuola italiana. In realtà, come mostrano altri indicatori (irregolarità di frequenza, ripetenze), il problema è assai più complesso, e riguarda un numero di allievi assai maggiore.

 

7. Scuola e società: a cosa pensa la Moratti?

I quotidiani hanno evidenziato poco un aspetto del discorso pronunciato da Letizia Moratti in occasione della visita fatta la scorsa settimana alla comunità di San Patrignano. Il ministro ha proposto in pratica di aprire le scuole, in orario extrascolastico, alle organizzazioni del volontariato e del privato sociale, soprattutto a quelle impegnate nel settore del disagio giovanile, perché possano svolgervi attività "a supporto dell'opera delle famiglie". In tal modo la scuola accentuerebbe la sua "missione educatrice", ben al di là dei suoi compiti ordinari, legati alla dimensione dell'insegnamento e apprendimento. Le citate organizzazioni svolgerebbero attività extracurricolari integrative di quella parte del curricolo scolastico che attiene alla formazione di tipo etico-politico, come - in particolare - l'educazione civica.
Le domande che sorgono subito sono queste: con quali criteri saranno scelte tali organizzazioni, e chi le sceglierà? Come collaboreranno con gli insegnanti, e quale sarà la ricaduta sul percorso scolastico degli allievi? Con quali garanzie che vengano evitate strumentalizzazioni o forzature su un terreno così delicato, così affine a quello della socializzazione politica? Sono domande alle quali occorrerà dare una risposta se il ministro Moratti vorrà veramente passare all'azione.

 

8. Supplenti: in Emilia Romagna più tutelati

Una busta paga più pesante. È la gradita sorpresa che hanno trovato i supplenti emiliano-romagnoli che hanno beneficiato in questi primi mesi dell'anno scolastico di congedi per maternità o paternità.
Vediamo perché.
Normalmente al personale a tempo determinato che si trovi in astensione obbligatoria spetta l'80% dello stipendio, e il 30% nei sei mesi di astensione facoltativa. I loro colleghi di ruolo, per effetto del contratto 2000-01 hanno invece il 100% dello stipendio durante i cinque mesi di astensione obbligatoria e nel primo mese di facoltativa.
L'Ufficio scolastico regionale dell'Emilia-Romagna, ritenendo che quel beneficio del 100% andasse esteso anche ai supplenti, con nota prot. 8152 del 23.7.2001 ha comunicato alle scuole della regione che "tutti i benefici introdotti dalle norme genericamente qualificate come congedi obbligatori e congedi parentali specificamente contemplati nell'art. 11 del nuovo contratto vanno indifferentemente applicati a tutti i lavoratori/lavoratrici dipendenti del comparto scuola a prescindere dai limiti temporali del contratto di lavoro".
Una forma di tutela per i supplenti di quella regione, che ne stanno ricavando un considerevole beneficio economico. E tutti gli altri?
Il ministero dell'istruzione dovrebbe ora chiarire l'eventuale estensione di quella interpretazione, a meno che non si voglia creare una forma impropria di gabbia salariale nel comparto scuola. E che non si voglia indurre i supplenti di tutta Italia ad andare a far figli in Emilia-Romagna


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