N. 19 - 29 ottobre 2001


Sommario

  1. Docenti: quasi 700 mila lire nette mensili d'aumento in busta paga
  2. Allo sciopero in ordine sparso
  3. Nuovi scioperi, vecchie regole
  4. Elementari: il ping-pong delle norme per le supplenze
  5. Dieci miliardi per le scuole secondarie non statali
  6. Federalismo scolastico: complicazioni in vista
  7. La scuola dell'autonomia al microscopio
  8. L'educazione comparata in discussione
  9. Promozione: in omaggio il prossimo numero di "Tuttoscuola"

     

    1. Docenti: quasi 700 mila lire nette mensili d'aumento in busta paga

    Il disegno di legge della nuova Finanziaria, rivisitato dal ministro dopo gli incontri con i sindacati della scuola, ha riconfermato la possibilità per i docenti di medie e superiori di prestare volontariamente fino a sei ore settimanali oltre il normale orario-cattedra di 18 ore. Con quali effetti in busta paga? Un aumento netto mensile compreso tra le 350 mila e le 670 mila lire, a seconda dell'anzianità di servizio, come si evince dalla tabella elaborata da "Tuttoscuola" ( vedi tabella anzianità di servizio). Niente male. Un argomento convincente che potrebbe tentare molti docenti della secondaria, anche supplenti annui, e far cadere il muro di ostilità che ha accompagnato la proposta di Finanziaria.
    La norma, a dire il vero, non ha introdotto nulla di nuovo in materia, perché la previsione di prestare ore eccedenti l'orario cattedra è un fatto ordinario da sempre nella scuola secondaria (e da qualche anno virtualmente anche nella scuola elementare).
    La differenza rispetto al passato sta nel fatto che la prestazione, che costituiva in precedenza un evento molto limitato e poco diffuso, potrebbe diventare, per effetto dell'eliminazione degli spezzoni cattedra voluta dalla Finanziaria, un fatto ordinario e generalizzato.
    E il vantaggio economico sarebbe ora a portata delle tasche di molti docenti che, fuori dagli aumenti contrattuali, potrebbero ritrovarsi un interessante aumento "chiavi in mano" di portata superiore agli stessi aumenti netti mensili fissati dagli ultimi contratti scuola, compreso il famoso contratto del 1990 firmato Cirino Pomicino.
    Le norme contrattuali hanno anche regolato da tempo la modalità di calcolo del compenso, prevedendo che ogni ora eccedente l'orario cattedra sia retribuita con una somma pari a 1/18 dello stipendio in godimento, con effetti anche sulla 13.ma mensilità. Il calcolo del compenso è riferito al solo stipendio con esclusione di computo dell'indennità integrativa speciale e di qualsiasi compenso accessorio, come indicato dalla nostra tabella che rileva tutte le diverse posizioni di anzianità.

     

    2. Allo sciopero in ordine sparso

    Sciopero generale, anzi no, forse sì, insieme ma divisi. In meno di una settimana, fra l'incontro di venerdì 19 e quello di giovedì 25 ottobre, i sindacati della scuola hanno sottoposto la categoria ad una serie di docce scozzesi da disorientamento totale.
    Proviamo a ricostruire la sequenza dei tira e molla sindacali. In vista del primo incontro con il ministro Moratti le decisioni sembravano sostanzialmente definite: lo sciopero generale contro la Finanziaria 2002 era ormai cosa fatta. Ma la Moratti ha tagliato l'erba sotto i piedi alla controparte accogliendo la maggior parte delle richieste riguardanti la scuola (in particolare quelle dell'art. 13). E all'uscita dal ministero di Trastevere anche i più irriducibili avevano fatto intendere che molte cose erano cambiate.
    Giovedì scorso nuovo colpo di scena: le proposte accolte favorevolmente prima sembravano non bastare più (a qualcuno): sciopero generale il 9 novembre di Cgil e Gilda (la strana coppia); sciopero di un'ora di Cisl e Uil il 12; nessuno sciopero dello Snals, di questi tempi piuttosto enigmatico.
    Per il 31 ottobre era però da tempo proclamato lo sciopero dei Cobas e CUB Scuola, e l'intervallo tra quello sciopero e quello proclamato da Cgil e Gilda era inferiore ai 10 giorni minimi previsti dalla legge. Conseguente richiamo della Commissione di Garanzia e spostamento dello sciopero del 9 al 12 novembre.
    In quella stessa giornata si troveranno ora quasi tutti, unitariamente separati, con scambio di accuse pesanti della Cisl verso la Cgil (per "strumentalizzazione politica") e contraccusa di incoerenza rispetto alle azioni unitarie dello scorso anno.
    C'é dunque un segnale che va ben oltre questo sciopero dai risvolti schizofrenici: il sindacalismo scolastico fa registrare una grave rottura che potrebbe segnare pesantemente il futuro dei rapporti anche all'interno della categoria. E il rinnovo del contratto di comparto è ormai alle porte...

     

    3. Nuovi scioperi, vecchie regole

    Accertato che gli scioperi si faranno, si registra del malessere sulle regole di comportamento da tenere. Nelle settimane scorse l'Aran aveva proposto di rendere obbligatoria la comunicazione individuale preventiva circa l'adesione o meno allo sciopero. Ma i sindacati hanno fatto muro sospendendo la definizione dei codici di comportamento previsti dalla legge 146/90 e 83/2000 (vedi "TuttoscuolaNEWS" n. 16).
    Per il momento valgono dunque le norme definite prima del contratto scuola 98-2001, che prevedono la volontarietà della comunicazione da parte del personale interessato. E i dirigenti scolastici, in assenza di certezza sulle decisioni degli insegnanti, in molti casi forniranno, come in passato, un generico avviso alle famiglie. Le quali, non sapendo se si terranno o meno le lezioni, dovranno quindi "arrangiarsi" nel decidere se mandare a scuola i figli. La "customer satisfaction" nella scuola, evidentemente, può aspettare.

     

    4. Elementari: il ping-pong delle norme per le supplenze

    L'art.13 del disegno di legge per la Finanziaria 2002 è dunque stato riformato in diverse parti, come chiedevano i sindacati della scuola, e il nodo supplenze è stato radicalmente rivisto, escludendo scuola elementare e materna, e abbassando per la secondaria il precedente limite di 30 giorni a soli 15 prima di procedere, mediante chiamata di supplente, alla sostituzione dei docenti assenti.
    Questa rivisitazione complessiva dell'istituto delle supplenze potrebbe essere l'occasione - in sede legislativa - per chiarire un equivoco che si trascina ormai da cinque anni nella scuola elementare e che è fonte di contrasti tra dirigenti scolastici e insegnanti.
    Nell'elementare vi sono ore di docenza prestate in compresenza (sarebbe meglio dire in contemporaneità). Negli anni si è assistito ad un vero ping-pong tra norme di legge e norme contrattuali per stabilire se questo tempo di docenza dovesse essere impiegato anche per la sostituzione dei docenti assenti per brevi periodi (fino a 5 giorni).
    Una norma legislativa (articolo 1, commi 72 e 78, legge 662/1996) dispone tuttora che i dirigenti scolastici provvedano tassativamente all'utilizzo dei docenti disponibili nella scuola prima di nominare supplenti per brevi assenze. Una norma contrattuale (art. 6 comma 2 del contratto sulle utilizzazioni 2000-2001) invece prevede che sia il collegio docenti a programmare l'impiego delle ore di compresenza, escludendo eventualmente la possibilità di utilizzo per brevi assenze.
    Il contratto di lavoro del comparto scuola non ha tuttavia provveduto - come avrebbe potuto - a disapplicare la legge che peraltro l'attuale regolamento per le supplenze entrato in vigore dal 1° settembre scorso, richiama tuttora esplicitamente. Coesistono perciò norme di segno opposto e la scuola elementare, tra Scilla e Cariddi, finisce per andare in conflitto.

     

    5. Dieci miliardi per le scuole secondarie non statali

    Sono oltre 500 le "scuole secondarie legalmente riconosciute e pareggiate, di primo e secondo grado", destinatarie della somma complessiva di 10.022.000.000, erogata per l'anno finanziario 2001 a titolo di "sussidio", su domanda delle scuole interessate, in applicazione di due decreti ministeriali "ulivisti" emanati nel 1998 e 1999. L'elenco completo è pubblicato su www.istruzione.it (nelle News). Si tratta mediamente di circa 20 milioni a istituto, che però non sono distribuiti in modo uniforme: si va dalla modesta somma di 1.150.000 lire concessa alla scuola media "Figlie Sacri Cuori Gesù e Maria" di Pescara ai 120 milioni assegnati ad un liceo artistico di Milano, gestito dalla "Congregazione Suore Orsoline di S. Carlo a S. Ambrogio". Anche le scuole non statali ritenute "ricche", come il Collegio San Carlo di Milano, hanno chiesto e ottenuto il sussidio. Il San Carlo, per esempio, ha ricevuto 30 milioni. Alcune scuole, sede di corsi di diverso ordine e grado, hanno inoltre ottenuto finanziamenti plurimi, uno per ciascun tipo di corso attivato, arrivando così ad incassare anche 80-100 milioni.
    Briciole, si dirà, ma ad alto valore simbolico, così alto da scontentare tutti: i sostenitori della parità anche economica tra scuole statali e paritarie, e i loro avversari che lamentano il mancato rispetto della norma costituzionale (libertà di istituire scuole non statali "senza oneri per lo Stato"). Segno che il problema continua ad essere insoluto.

     

    6. Federalismo scolastico: complicazioni in vista

    La riforma federalista della Costituzione varata nello scorso mese di marzo e confermata nel referendum del 7 ottobre pare destinata a sollevare numerosi problemi in sede di interpretazione. L'istruzione è una delle materie che il nuovo testo dell'art.117 assegna alla competenza legislativa concorrente tra lo Stato e le Regioni: lo Stato definisce le norme generali e i principi fondamentali, e ha anche il compito di determinare i livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali su tutto il territorio nazionale (il diritto all'istruzione dovrebbe rientrare in questo ambito). L'unità nazionale del sistema di istruzione sembrerebbe in tal modo salvaguardata, ma saranno le Regioni a legiferare in via ordinaria, e molto dipenderà da come esse interpreteranno le norme e i principi generali stabiliti dallo Stato.
    In secondo luogo: le Regioni hanno competenza esclusiva in materia di "istruzione e formazione professionale", ma anche il diritto alla formazione sembrerebbe far parte di quel nucleo essenziale di diritti civili e sociali che lo Stato dovrebbe garantire su tutto il territorio nazionale.
    Accetteranno le Regioni di vedere limitata, o condizionata da determinati parametri nazionali, la loro potestà legislativa primaria in materia? Un caso concreto: il ministro Moratti ha sottolineato in Parlamento la necessità di costruire in Italia un "percorso graduale e continuo di formazione professionale parallelo a quello scolastico e universitario dai 14 ai 21 anni". Il che significa di fatto estendere alla formazione professionale iniziale la disciplina del rapporto Stato-Regioni che caratterizza l'area dell'istruzione. Ma occorrerebbe ritoccare il nuovo art. 117. Oppure, con qualche forzatura, affermare per legge che la formazione professionale iniziale, a differenza di quella continua, fa parte dell'offerta di istruzione, recuperando la formula dell'istruzione professionale di Stato. Quale sarà l'atteggiamento delle Regioni in proposito? Possono le proposte di Bossi in materia di federalismo risolvere meglio il problema? Questi temi sono approfonditi nell'articolo di Marina Gigante sul numero in edicola di "Tuttoscuola".

     

    7. La scuola dell'autonomia al microscopio

    L'autonomia scolastica è partita da un anno ed è bene tenerla sotto osservazione. Fra i primi a pensarci è stata l'Università Luiss "Guido Carli" di Roma, che ha istituito un apposito Osservatorio con questi obiettivi:

    • Attivazione di un Laboratorio per l'autonomia, per analizzare e monitorare la crescita della cultura e degli strumenti dell'autonomia nelle istituzioni scolastiche;

    • Elaborazione di un Rapporto annuale sullo stato delle riforme nel sistema di istruzione, in cui si analizzano le tendenze di evoluzione del sistema, ma si pongono in evidenza anche le maggiori criticità e le principali best practices (le pratiche organizzative più virtuose), sulla base di quanto sarà prodotto dai focus group attivati nell'ambito dell'attività del Laboratorio;

    • Elaborazione di studi, papers e pubblicazioni di carattere monografico, su aree tematiche connesse con i fini istituzionali dell'Osservatorio.

    Per l'attività di analisi e monitoraggio l'Osservatorio utilizzerà questionari ad hoc, rivolti ad un campione di oltre 1000 scuole espressione dell'insieme del panorama nazionale, e interviste a testimoni privilegiati su queste problematiche: interpretazione, esercizio e livelli di radicamento dell'autonomia; nuova mission e riorganizzazione dell'amministrazione scolastica; riforma degli ordinamenti scolastici; sviluppo della cultura dell'organizzazione; sviluppo della cultura della valutazione; ruolo del Dirigente Scolastico nella gestione dell'istituto.
    Ulteriori informazioni relative alla mission, alla struttura e all'attività dell'Osservatorio sulla scuola dell'autonomia sono disponibili all'indirizzo: www.luiss.it

     

    8. L'educazione comparata in discussione

    L'ultimo numero del mensile "Le Monde de l'Education" (www.lemonde.fr/mde/) pubblica due articoli che mettono in discussione, da punti di vista specularmente contrapposti, le attuali metodologie comparative, applicate ai sistemi educativi. Il primo, di Jacky Beillerot, professore di scienze dell'educazione nell'università di Parigi-X-Nanterre, sostiene a spada tratta il valore e l'utilità delle ricerche comparative in generale, a partire da quelle internazionali, e ne critica caso mai la limitatezza. A suo giudizio esse dovrebbero essere estese capillarmente, e giungere a comparare sistematicamente classi, scuole, amministrazioni scolastiche locali, costruendo anche serie longitudinali.
    Il secondo articolo riporta invece l'opinione della ricercatrice dell'INRP (Institut National de la récherche pédagogique) Régine Sirota, che è anche membro dell'Osservatorio europeo sulle innovazioni educative e formative, e che in un saggio appena pubblicato (Autour du comparatisme en éducation, PUF, 2001) sostiene che di valutazioni comparative se ne fanno fin troppe, e che esse, oltre ad essere discutibili sul piano scientifico, servono soprattutto ai decisori politici per ragioni di potere o di controllo sociale. La Sirota contesta soprattutto il valore delle grandi indagini comparative internazionali, come quelle condotte dall'OCSE o dalla IEA, accusate di "etnocentrismo" e di voler imporre un astratto modello educativo "globalizzato" a Paesi che invece andrebbero aiutati a sviluppare autonomamente le loro potenzialità anche sul terreno educativo e formativo. Un dibattito interessante, del quale per ora in Italia non si avverte neppure l'eco.

     

    9. Promozione: in omaggio il prossimo numero di "Tuttoscuola"

    Il prossimo numero di novembre di "Tuttoscuola" sarà un numero speciale. Tante le novità offerte dal mensile per insegnanti, genitori e studenti a partire da questo fascicolo, insieme alle consuete rubriche e inchieste. Ecco una rapida rassegna di alcuni dei temi trattati. Un dibattito sul "bonus" di un anno di scuola dell'obbligo per chi frequenta la scuola dell'infanzia triennale; un'analisi sul nuovo contratto dei dirigenti; una guida al nuovo regolamento amministrativo-contabile curata dall'ANP, con le istruzioni per il "programma annuale" per il 2002. E poi uno speciale sull'Euro, con gli impatti per le scuole; un confronto Antiseri-La Malfa sul buono scuola nella nuova sezione dedicata alla scuola non statale; i corsi di formazione per genitori nel nuovo spazio "Scuola e famiglia", oltre alle tradizionali rubriche sulla biblioteca scolastica, sull'ufficio di segreteria e molto altro.
    Grazie a una promozione speciale è possibile richiedere in omaggio il numero inviando un'email entro il 31 ottobre a tuttoscuola@tuttoscuola.com , indicando il recapito completo.
    Nell'oggetto scrivere "RICHIESTA NUMERO IN OMAGGIO". Il numero verrà inviato a titolo assolutamente gratuito e senza alcun impegno.
    Un'occasione da cogliere per chi non conoscesse la rivista o non la seguisse da tempo.


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